sabato 29 febbraio 2020

Virus, sintomo e angoscia

In questi ultimi giorni, anche qui in Italia, soprattutto nelle regioni settentrionali, abbiamo visto località deserte, scuole chiuse, strade poco trafficate e cittadini disorientati e impauriti di fronte ad un nemico invisibile e sconosciuto. Il famigerato Coronavirus. 
 
 

 
 
Per far fronte ad una paura collettiva, in diverse realtà si è pensato al supporto degli psicologi, prezioso più che mai quando l'angoscia (Umberto Galimberti parla non a caso di angoscia invece che di paura - puoi vedere qui -) ha alimentato molteplici chiamate di cittadini preoccupati e soprattutto impreparati dinnanzi ad un virus di cui, comunque, si conosce troppo poco e intorno al quale sono state fatte parecchie congetture e diffuse molte fake news.  Cosa potremo fare se ad un certo punto fossimo investiti dalla paura e dall'ansia, ma anche dal panico, dopo aver guardato la tv o ascolatato le ultime noitizie alla radio? 
 
 
 
 
 
 
Dovremo innanzitutto provare a cambiare la percezione della realtà minacciosa. Lo specialista, grazie ad un’analisi attenta, delle tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dalla persona per affrontare a suo modo la paura, l'aiuterà a bloccarle e poi a cambiarle rendendole funzionali e sicuramente più efficaci. Potremo far sperimentare una serie di concrete e palpabili esperienze emozionali, adattate al allo specifico problema, che porteranno gradatamente all’acquisizione dell’autonomia e della capacità di gestire la realtà, in questo caso, una realtà diventata minacciosa e imprevedibile.
 
 
 
 
 
 Ad un cambiamento della percezione segue sempre un cambiamento delle reazioni e successivamente della consapevolezza. L'intervento che possiamo pensare per questa situazione che si è venuta a creare, deve essere necessariamente rapida, orientata a trovare una soluzione delle problematiche presentate dalle persone, in modo da dimostrare che, anche se il problema è ancora poco conosciuto e persistente, non necessariamente si dovrà ricorrere a soluzioni lunghe, prolungate nel tempo e complicate.

sabato 8 febbraio 2020

Nella direzione di una migliore conoscenza di te stesso

Molte riviste autorevoli, trasmissioni rispettabili, che non si occupano specificatamente di psicologia, essendo ben inserite nel ritmo dei tempi, non di rado si occupano di temi di attualità, quindi anche di ipnosi. Articoli e servizi, soprattutto con un taglio iconografico, non rappresentano un riferimento specifico all’ipnosi, tuttavia sono evocativi agli occhi di chi conosce le cose. In alcuni casi invece, in territori del tutto lontani dalla clinica, troviamo illustrazioni serie della tecnica ipnotica, con tanto di introduzioni storico letterarie, interviste a Professori Universitari e clinici illustri, i quali descrivono tutta una serie di impieghi particolarmente efficaci dell’ipnosi per le persone. Appassionanti articoli presentano l’ipnosi in modo serio e corretto e suggeriscono ai lettori e alle lettrici di rivolgersi serenamente a questa disciplina, purché messa in atto da professionisti seri, per affrontare una quantità di temi psicologici diversi.
E’ iniziata da poco una collaborazione con lo Studio Medico Jervis di Ivrea, un nuovo centro di Medicina Specialistica all’avanguardia, dove porto le mie competenze per incontrarti e per affrontare efficacemente i tuoi problemi. 
In sede effettuo consultazioni psicologiche, con l’obiettivo di inquadrare la problematica descritta al fine di valutare la tecnica o lo strumento migliore d’intervento. Il modello operativo che seguo, può essere definito un trattamento riabilitativo specifico, con, tendenzialmente, un numero limitato di sedute, che fa riferimento a un approccio alla soluzione dei problemi psicologici fondato su un impianto teorico vicino agli studi di Paul Watzlawick e Giorgio Nardone. Sono specializzato in ipnosi clinica, che è una tipologia di intervento altamente professionale rientrante fra gli strumenti e le tecniche conoscitive e di intervento, relative ai processi psichici relazionali, emotivi, cognitivi e comportamentali. Si tratta di una condizione psichica indotta da un operatore specializzato esterno che consente di accedere alle proprie emozioni e sentimenti più facilmente, risvegliando energie nascoste e risorse interiori. L’Ipnosi aiuta i miei pazienti. Permette loro di migliorare con serenità. Ho avuto modo di vedere molte circostanze in cui l’ipnotecnica , da sola o più spesso come fattore complementare di altre metodiche psicologiche, renda più efficace il mio intervento. 
Mi occupo di problemi psicologici-relazionali di singoli, coppie e famiglie. Con loro, ho notato, nel corso del tempo che, una comunicazione di tipo suggestivo favorisce una maggiore adesione al trattamento, producendo una maggiore soddisfazione, accompagnata anche da una riduzione dei sentimenti di diffidenza nei confronti della classe sanitaria. 

 


Nel mio lavoro, pur facendo riferimento a concetti teorici e strumenti metodologici precisi e in continuo e costante aggiornamento, pongo innanzitutto sempre al centro l’individualità della persona che si rivolge a me e, a tal proposito, ho sviluppato un metodo di lavoro che pone maggiore attenzione a quei fattori che consentono di migliorare l’effetto di ogni singolo incontro, che definisco Trattamento Riabilitativo Singolo.


 
 

martedì 28 gennaio 2020

Una e fatta bene

Scrivere d'ipnosi non è mai facile. Questo blog, a parte qualche deviazione con pretesa di convincere, è lo strumento che utilizzo per divulgare non tanto l'ipnosi in sé come strumento terapeutico, quanto il mio modo di intenderla ed utilizzarla. Lo stato dell'arte attualizzandola con la migliore approssimazione possibile al giorno d'oggi. Ritengo sia doverosa, ma soprattutto utile, anche una ricostruzione storica della teoria della tecnica, che va visto non soltanto come riconoscimento accademico, ma anche come atto di gratitudine verso un mondo ancora non del tutto esplorato. C'è la metto sempre tutta affinché i riflettori possano essere sempre puntati nella direzione giusta, in modo tale che si faccia sempre meglio chiarezza su una disciplina non sempre capita.  Tutti gli scritti, a mio avviso sono importanti per per delineare il mio completo panorama della materia, con impegno, con determinazione "qualcosa a qualcuno" arriverà. La comprensione e lo studio di questa disciplina non può dimenticare che questa è nata con l'uomo.
Rendere noto al maggior numero di persone questo strumento, è un lavoro non dogmatico ma dinamico, ovvero in continuo divenire ed in reiterata trasformazione. I suoi benefici si sono estesi in ambiti anche molto lontani fra loro, e chissà quanti altri sono dal venire coinvolti. 



Quale sarà il tuo?



FORMAZIONE



                                   ⇒ RINFORZO DELL'IO   



     ATTACCHI DI PANICO                                      PSICOSOMATICA


                                   FOBIE                        ANSIA                       ATTACCO DI PANICO


                                                 ⇒ STRESS   

                              

   DIPENDENZE  

                           
                                                                         DISTURBI ALIMENTARI



               INSONNIA               PAURA DI VOLARE                            CEFALEE


                    

                                                                                        ODONTOIATRIA            


  CREATIVITA'      


                                                                                                                   SPORT 



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domenica 19 gennaio 2020

L'arte come arca nel naufragio della follia

Attraverso l’arte, le emozioni associate alla malattia possono emergere con maggiore facilità. Il racconto della malattia è parte del percorso terapeutico, in un’ottica di empowerment e recovery, dove la persona è al centro e protagonista del percorso di cura. L’approccio soggettivo è ciò che caratterizza il mio operato come psicologo clinico in comunità terapeutica, dove da tredici anni ho visto e vissuto la sofferenza della “malattia mentale”. Il mio orientamento psicodinamico alle origine dei miei primi passi come clinico, è stato la mia guida durante queste esperienze. Così diverse. Così difficili, Così belle. Ho finalmente le idee molto chiare su come comportarmi con i pazienti. Il ruolo attivo di chi è inserito nelle attività, pazienti ed educatori, è molto importante – non solo in salute mentale, ma in tutte le patologie. Più si è attivi più si riesce ad uscire dal problema. Ovviamente, è fondamentale l’ascolto. Per l’importanza che attribuisco alle narrazioni di malattia, alle narrazioni delle storie di vita dei miei pazienti, dico che l’ascolto attivo ha un ruolo centrale nella relazione significativa e che non se ne può fare a meno. Anche quelli che possono sembrare dettagli contano e affinché sia dato il giusto spazio al paziente, durante i colloqui vi sono delle accortezze alle quali prestare attenzione. Ad esempio evitare di essere interrotti mentre si parla. Se squilla il mio cellulare durante un colloquio, io evito di rispondere per non interrompere il mio interlocutore. Questa è una buona abitudine che dovrebbe varcare le mura dello studio. Il laboratorio di arte-terapia che coordino insieme agli educatori e agli arte-terapeuti viene pensato e implementato in ambienti protetti e contenitivi, affinché mediante i colori e il pennello si possa dare forma all’universo interiore, alle emozioni positive e negative che attraverso una raffigurazione concreta vengono allontanate dalla persona-artista. Adesso sono poco più distanti, sono sulla tela, e questo fa in modo che chi le ha raffigurate possa osservarle e rielaborarle con il distacco che si è soliti usare con qualcosa che non ci appartiene. La tendenza all’isolamento è un comportamento non raro in psichiatria. Le attività di gruppo vengono istituite anche per cercare di far venire meno questo atteggiamento e incoraggiare al dialogo e alla relazione. La patologia psichiatrica comporta una frattura all’interno della persona che ne è affetta: è un momento della vita durante il quale si abbatte una dolorosa e distruttiva tempesta che lascia stremati dal caos sollevato all’interno della persona stessa. Sono sempre maledettamente stupito dal momento immediatamente successivo al naufragio, quello della ricostruzione, ovvero la ricerca, prima di tutto, di quella parte di se stessi che la tempesta ha destabilizzato, se non del tutto distrutto.
Ecco che l’arte entra in questo scenario.
Con essa è possibile apprendere una modalità di osservazione ed espressione che spesso non emerge attraverso la parola.

venerdì 10 gennaio 2020

Sulla strada

- Questo scritto è frutto delle mie personali riflessioni e convinzioni, pertanto non ha alcuna valenza provata e inconfutabile -

Oggi percorrendo la strada che mi porta al lavoro, una via a scorrimento veloce, ho avuto modo di assistere all'ennesimo sorpasso azzardato. Arrivati su un lungo rettilineo, un'auto che stava dietro il mio gruppo, ha avuto la bella idea di sorpassare la colonna di vetture di fronte a lui, riuscendo a rimettersi nella corsia di marcia solo all'ultimo. L'impatto con il veicolo che sopraggiungeva nella direzione opposta è stato evitato per un soffio. Questa, in sintesi, la scena a cui ho assistito. Sono probabilmente ed evidentemente (leggendo le cronache) scenari quotidiani in Italia, ma, in questa sede non mi interessa tanto esporre un fatto e criticarlo, quanto esaminarne le implicazioni emotive interne immediatamente successive. Rabbia. Il mio stato psichico in quel momento, era di pura e cristallina rabbia. La visione di quella scena ha provocato in me una temporanea inibizione dei freni inibitori. Ho saggiato una profonda avversione per l'individuo alla guida di quel veicolo. Non ho solo visto un sorpasso che diremo "azzardato" ho visto un pericoloso soggetto per la collettività. L'ira non mi ha negato di andare oltre questa considerazione, mi ha stimolato ad andare oltre: mi sono chiesto che facoltà ha una persona del genere rispetto a chi gli sta vicino. Il suo potere, quello di una persona stupida ovvero poco intelligente perchè non considera l'Altro, è proprio questo: non avere la minima comprensione per ciò che gli sta intorno, ma soprattutto per chi. Le considerazioni semplicistiche, ovviamente, vengono sempre fatte dopo, a fatto compiuto, a tragedia avvenuta, ad incidente con bilanci funesti. Perchè? Nonostante atti di questo tipo siano frequenti, raccolgono solo tiepide indignazioni (aggettivo fastidioso perchè indica un mostrare in modo discreto, quando a volte bisogna andare in collera per essere davvero autentici) generalmente su Facebook o sui quotidiani da giornalisti con il guinzaglio troppo corto o con poca passione. Quando mettiamo a rischio la vita della collettività siamo dei criminali, in quanto responsabile di atti gravi. Punto. E se l'automobile è, tra gli strumenti inventati dall'umanità, quello che riceve il maggior numero di significati psicologici prevalentemente inconsci, l'uomo alla guida diventa il suo cavaliere, più o meno inconsapevole. Le dinamiche psicologiche del guidatore si attuano quindi a livello cosciente e a livello sommerso. Ecco che abbiamo lo stupido, come sopra, il prudente e via via tutti sulla linea che va dalla norma alla patologia. Sul piano simbolico l'auto può rappresentare diverse cose, dall'arma al rifugio, ma l'idea più condivisa dalla psicologia è quella che la vede associata ad un oggetto sessuale. E se secondo D'Annunzio era una donna oggi ritengo sia più una madre che custodisce, che protegge e che, spesso fa male. La scena all'inizio ha evocato in me stati complessi e non pienamente spiegabili e traducibili, perchè anche io, oltre che individuo sono automobilista. Non nascondo di pensare, che lo stupido di cui sopra, possa coltivare dentro di se, su base nevrotica, che l'aggressività e la spericolatezza al volante possa, simbolicamente, esprimere una capacità virile. In teoria. Sono comunque più portato a pensare che i suoi pensieri siano non molto articolati. L'utilizzo quotidiano dell'auto favorisce la comparsa di grandi cariche aggressive, le quali, quando non incanalate esplodono in una nevrosi. L'atteggiamento che mi ha fatto perdere lucidità e calma è sicuramente il risultato di forme compensative come maleducazione, competitività e appunto manovre  pericolose, che diremo di spavalderia. Terminata quindi la mia riflessione, non priva di contenuti inenarrabili, la calma è tornata, con la sua funzione organizzante e fondamentale per proseguire. Restano molte considerazioni. Resta la consapevolezza di uno stupido in giro. Perchè non ci saranno mai motivi sufficienti che possano attenuare certe mancanze. 


giovedì 2 gennaio 2020

Bisogna stendersi sul lettino?

Che cosa può fare lo psicologo per i miei problemi?
Il  mio problema è di natura fisica o si riduce tutto al pensiero?
E' tutto nella mia mente? Nella mia testa?
Per quale motivo non sono in grado di fare una cosa?
Ho paura di... mi puoi aiutare? Mi può aiutare?
Con solo le parole si possono risolvere dei problemi?
Non mi piacciono i  medici, so che voi siete diversi. E' vero?
Non è che riempite la testa di balle, di frottole, di parole campate in aria?
Leggete nella mente?
Tu che hai studiato (se c'è confidenza) lei che ha studiato (se la confidenza è ancora da venire) avete già capito tutto di me?
Cosa vuol dire..
Non lo so proviamo?
Quanto dura la cura?
Bisogna stendersi su un lettino?
Su un letto?
Lei è dietro, tu sei dietro? (vedi sopra riguardo il grado di confidenza)

Bene. Queste sono solo alcune delle molte domande che ci troviamo ad affrontare solo prima di intraprendere un percorso di sostegno o di cura. Ci si confronta con la diffidenza, comprensibile delle persone, della gente che soffre è ha bisogno di aiuto. Il dolore e lo sconforto, prima di arrivare nello studio, arriva qui, nel primo contatto. Non importa il mezzo di espressione, sia esso una telefonata, un messaggio, una mail, nell'era della tecnica, il mezzo viene meno, rimane il contenuto, il significante. Cogliere questa dimensione, senza pregiudizi è importante per dare la giusta collocazione alla richiesta d'aiuto: che cosa ci sta dicendo la persona con "lei è dietro"?
Con "leggete nella mente?" Indipendentemente dalla nostra risposta, che se non è banale ovvero sminuente, è sempre valida e autentica, la domanda apre la porta dello studio. Da inizio alla conoscenza reciproca, alla possibilità di aiuto. 
Proviamo, noi specialisti, a prestare maggiore attenzione alle domande che possono risuonare scontate o, perchè no, bislacche, perchè ci dicono già qualcosa di chi abbiamo di fronte. Se poi il rapporto si tradurrà in operatività concretizzandosi in un percorso, allora si proseguirà insieme, altrimenti resterà comunque uno scambio che ci porteremo dietro per noi. Del resto se una persona ci chiede una cosa, l'ha sentita e l'ha fatta sua, ed ora la ripropone a noi. 
Padroneggiare uno scambio con chi cerca aiuto, forse ancora in modo inconsapevole, ancora prima di varcare le soglie dello studio è indispensabile per strutturare in seguito il cammino.

Concludo con questa citazione di Luciano De Crescenzo:

"il Punto Interrogativo è il simbolo del Bene, così come quello Esclamativo è il simbolo del Male. Quando sulla strada vi imbattete nei Punti Interrogativi, nei sacerdoti del Dubbio positivo, allora andate sicuro che sono tutte brave persone, quasi sempre tolleranti, disponibili e democratiche. Quando invece incontrate i Punti Esclamativi, i paladini delle Grandi Certezze, i puri dalla Fede incrollabile, allora mettevi paura perché la Fede molto spesso si trasforma in violenza".

Del resto è affascinante lasciare il campo aperto, avere ancora dubbi, perchè avere troppe certezze nel nostro lavoro può essere, se non pericoloso, sicuramente demotivante.


lunedì 16 dicembre 2019

Riflessione sulle analogie fra la dimensione ipnotica e la dimensione creativa


Mi pare doveroso fare alcune considerazioni prima di inoltrarmi, qualora questo tema avesse l’opportunità  di essere  ulteriormente sviluppato, in modo più puntuale all’interno del lavoro, che forse sarà anche un incontro fra interpreti e conoscitori di discipline diverse. Ho deciso di mettere sulla bilancia molto coraggio per trascrivere giù su carta un po' di idee con la pretesa che possano essere d’aiuto per una migliore conoscenza di quanto si andrà trattando, essendo il campo vasto e, ad oggi, in divenire. Questo articolo è un audace cammino verso la conoscenza dell’arte da sguardi diversi, non usuali, ed è frutto della lettura, dello studio e dell’imitazione di illustri Professori, che non mancherò di menzionare ove richiesto.


Risultati immagini per ipnosi erickson 




L’ipnosi è una pratica antica tanto quanto lo sono i tentativi dell’essere umano di curare i propri simili 

(Watkins, 1987). Se ne trova testimonianza nei veda induisti nei testi magici dell’antico Egitto e, tra 

gli altri, presso gli antichi Cinesi, Ebrei, Tibetani e Persiani, ed anche in Australia e presso i popoli 

nativi americani.  Ci sono diverse definizioni di ipnosi, derivanti dalle numerose scuole di pensiero 

che, dalle teorie più arcaiche, fino ai giorni nostri ricorrono nel dibattito sull’ipnosi. Il fenomeno chiave 

su cui ruota tutto ciò che viene catalogato come ipnosi è la trance. La trance è una situazione in cui 

si passa attraverso qualche cosa, per cui si cambia di condizione o di atteggiamentoàTrance indica 

qualsiasi stato di concentrazione in se stessi, dalla più leggera e inavvertita distrazione fino al 

completo assorbimento in qualche forma di allucinazione.


Penso di conseguenza, in questa sede, ad uno stato di estrema concentrazione nella creazione di un’opera, prima magari pensata ed in seguito realizzata.  Secondo il paradigma teorico che seguiamo nella nostra Scuola, Istituto “Franco Granone” Centro Italiano di Ipnosi Clinico Sperimentale, l’ipnosi è uno stato di coscienza modificato, fisiologico e dinamico, esattamente come lo stato di veglia, di sonno e di sogno, dove è tipica la prevalenza della rappresentazione mentale sulla percezione sensoriale. Accade cioè che, nello stato di trance, la persona traduca il pensiero in atto. In ipnosi siamo quello che pensiamo, perché quello che pensiamo tende a tradursi in azione o tende a divenire realtà. Andando nella direzione della teoria di Wallace Graham che vede il processo creativo suddiviso in fasi: preparazione, incubazione, insight, verifiche. (Graham, 1926) Se in ipnosi la mente conquista decisamente il potere e la fantasia prende il comando della mente, la persona è protagonista assoluta del suo stesso mondo interiore. La creatività guadagna potentemente rilievo ed il pensiero può diventare immediatamente un gesto e un fatto. Quando utilizziamo in modo arbitrario le nostre capacità cognitive, per modificare il pensiero o il comportamento, questo processo viene definito come plasticità ideomotoria. Quando l’idea è una, una sola e circoscritta, si parla volentieri di monoideismo plastico. (Perussia, 2013) Il monoideismo plastico è una sola idea del presente che riverbera, per così dire, sul piano psicosomatico. Mi chiedo quindi se nel percorso che porta alla realizzazione di un opera, come arriva l’ispirazione, se possiamo definirla così, attraverso uno stato tormentato, inteso come umore, oppure uno stato più quieto e tranquillo?

Che cosa guida l’artista nel creare? Possiamo ipotizzare che, ad un certo punto un germoglio prende sempre più consistenza nella mente e man mano diventando un immagine, un immagine talmente potente da sembrare reale e pertanto plastica, è capace di produrre effetti fisici e psichici. Nel campo della clinica questo fenomeno verrà impiegato per raggiungere delle modificazioni psichiche o fisiche, a scopo terapeutico, mentre nel campo dell’arte evidentemente si dovrà passare dall’intenzione alla realizzazione.


 
   




Ci sono artisti che, partendo da una metodologia espressiva, nel corso della loro carriera passano 

ad altri strumenti, a volte anche completamente diversi. Ora, se in campo prettamente clinico e di 

cura, il rapport, ovvero il rapporto che si viene a creare tra colui che ipnotizza e colui che viene 

ipnotizzato, è imprescindibile per il raggiungimento degli obiettivi che ci si prefissano, possiamo 

affermare che in campo artistico si venga a creare fra soggetto (artista) e l’altro (imparare 

maneggiare un altro mezzo di espressione) un interazione che dovrà per forza favorire un 

processo per condurlo, come sopra, ad un obiettivo prefissato ovvero ad esempio sono capace di 

 disegnare? Molti autori utilizzano diverse tecniche comunicative nel loro lavoro, dalle installazioni, 

ai video, alle performance, solo per citarne alcuni, imparando e migliorandosi di volta in volta, 

accrescendo in manualità ed esecuzione, affermando di voler cercare sempre il lavoro migliore,     

come a voler sempre trovare nuove vie e nuovi linguaggi.

Il parallelo, in questo passaggio, con l’induzione ipnotica è piuttosto ricco di significati. Un appunto:  
 l’induzione ipnotica è la procedura con la quale un ipnologo conduce una persona in ipnosi. E’ 

 importante, pensando ai meccanismi d’azione principali dell’ipnosi, imparare a maneggiare i 

singoli strumenti che stanno alla base dei meccanismi, scomponendoli in sequenze induttive 

efficaci. Quindi se da una parte per un artista è fondamentale conoscere a fondo, passaggio dopo 

passaggio la tecnica espressiva che sta utilizzando o sperimentando, dall’altra è importante 

conoscere una procedura induttiva ben codificata composta di passaggi sequenziali molto chiari. 
 
Il lavoro può percorrere questa strada, può andare in questa direzione? Ossia regge un parallelo 

fra l’azione di un artista e l’agire di un ipnologo? Questa domanda risulta effettivamente un po' 

troppo approssimativa, pertanto cerco di inquadrare meglio il campo. L’ipnosi non si esaurisce

con l’induzione. Sono due aspetti completamente diversi del fenomeno. Se nell’induzione è 

importante il rapport con l’operatore ma non è fondamentale, nel fenomeno ipnotico vero e proprio 

è imprescindibile. Come vedremo più avanti, ciò che caratterizza il fenomeno ipnotico è il  

monodeismo plastico. Per la Scuola torinese di ipnosi, l’ipnosi è caratterizzata sempre e soltanto 

dalla presenza di un monodeismo plastico. (Casiglia, 2015). L’ipnosi in ambito clinico non viene 

considerata un punto di arrivo, bensì un punto di partenza, sul quale impostare tutto un dopo. 

Analogamente, possiamo affermare che le varie tecniche espressive possono essere considerate 

un mezzo (àinduzione) e l’opera (àfenomeno ipnotico) un punto di partenza e tutto quello che viene 

dopo (il significato dell’opera) un punto di arrivo? Molti artisti sostengono di vivere un atto artistico, 

creativo. Ritengono di vivere un ispirazione, che li guida fino al raggiungimento dell’opera completa 

(Picco Barilari, 2008) Questo passaggio a mio parere è esemplare è portante del rapporto che 

intercorre fra il lavoro dell’artista e l’ideoplasia, e di conseguenza determinante per avvalorare la 

mia idea. Se penso alla ricerca nel mondo dell’arte, ad ore giorni e forse mesi di applicazione, 

immagino che ci sia una sorta di focalizzazione su più elementi, via via sempre più circoscritti, più 

ristretti, per giungere ad un solo progetto, ad una sola concezione, ad una sola idea. Sono 

convinto che la selezione delle immagini, del progetto che sta prendendo forma sia fondamentale, 

perché, fra le tante, la potenza immaginativa venga a concentrarsi su un immagine, che, per 

svariati motivi, è migliore delle altre.  



 


Come la nostra mente è organizzata per permettere lo stato ipnotico

E’ opportuno fare un passo indietro per poter proseguire. La nostra mente è organizzata secondo 3 aree di attività: à area critica – area logica – area immaginativa. Se un area necessita di molta energia per uno scopo, inevitabilmente la sottrarrà alle altre, facendole diminuire di potenza. Pensando al fenomeno ipnotico, al processo dell’ipnosi, l’area critica filtra la realtà, la verifica e da il benestare all’ingresso delle suggestioni, proteggendo l’individuo con la sua diffidenza e proprio per questo rappresenta il principale ostacolo all’induzione ipnotica e quindi alla realizzazione della monoidea.  L’area logica, gestisce le attività ordinarie, comprende, ragiona, progetta, ricorda e gestisce il normale stato di coscienza. Infine l’area immaginativa crea immagini, fantastica, gestisce le emozioni e i bisogni. (Regaldo, 2014)
Ora, immaginando il lavoro di un’artista, questi come si approccerà al progetto? Può partire da un idea, può essere frutto di una ricerca o può essere entrambe. Restiamo all’idea: lo stimolo creativo (se così possiamo definirlo) agisce contemporaneamente su due livelli, uno razionale ed uno immaginativo. A livello razionale e logico la mente cercherà di portare avanti il processo creando una serie di percorsi mentali che porteranno alla soluzione del problema, se così possiamo definire l’opera. 

Contemporaneamente lo stesso atto creativo, stimolerà la parte immaginativa, creando immagini compiute, solide, nella direzione di un assoluta fantasia tradotta in pratica. Il lavoro, la situazione del pensare al progetto, può essere così viva da creare effetti fisici facilmente riscontrabili: brividi, tensione, etc. Se siamo d’accordo che per generare un monoideismo plastico nella genesi di un opera, dobbiamo inevitabilmente sottrarre energia mentale dalle altre aree per indirizzarla esclusivamente su quella immaginativa, è pensabile che nell’attività di un artista, questi si possa trovare, ad un certo punto, ad avere una ridotta capacità razionale e fisica, il tutto al servizio del lavoro creativo? Un altro concetto piuttosto importante legato al monoideismo è il tema del controllo. Ovvero, come può la parte immaginativa avere il sopravvento sulla parte logica per dare potenza alle immagini? L’immagine potrebbe diventare così potente da sembrare reale quando il bisogno, il desiderio e l’aspettativa sono fortissimi. Anche situazioni in cui siamo fuori controllo possono generare immagini potenti e realistiche. Faccio un esempio: la crisi di panico. In questa circostanza un’idea nasce spontanea nella parte immaginativa della mente e non viene filtrata dalla parte critica, quindi à un’immagine pur non supportata da dati di realtà diventa così potente da sembrare reale e generare in questo modo incredibili effetti a livello psichico e fisico, fino a produrre un’evidente sintomatologia. (Regaldo, 2015) In un’intervista alla rivista “Doppiozero l’artista Marzia Migliora, si esprime in questi termini sull’utilizzo del corpo nell’arte: “Il corpo è uno strumento intelligentissimo in grado di adattarsi a molteplici situazioni.  (Bernardi, 2016). E’ possibile pensare che, attraverso un induzione ipnotica, si possa generare un azione (fisicaàgenerata dal corpo) che porta alla realizzazione di un opera? Cerco ora di essere più dettagliato:

1 -  In virtù della sua attitudine a focalizzare e modificare l’attenzione, a produrre nel soggetto un esperienza soggettiva di spontaneità nello svolgere un compito à si potrebbe utilizzare l’ipnosi per diversificare e sperimentare un intervento creativo.

2 -     Le suggestioni verbali possono aumentare l’efficacia di una tecnica.

  -  Attraverso la capacità di ridurre la percezione di stimoli, si ottengono migliore concentrazione e minore distraibilità. à Escludendo il mondo esterno ci si può concentrare esclusivamente ed in modo più autentico su quello interno.

Concludendo questa esposizione di obiettivi giusto per dare forma al lavoro à il monoideismo plastico sta alla base di quasi tutte le applicazioni che dell’ipnosi si hanno, quindi, come principio di questa trattazione, anche in campo artistico. I fenomeni generati dal monoideismo plastico possono modificare o potenziare le abilità di una persona. Per il momento pensiamo che l’ideoplasia possa essere espressa con potenza variabile a seconda della circostanza nella quale ci si trova, ma soprattutto a seconda del soggetto che sta sperimentando il fenomeno.  E’ possibile pensare ad un lavoro, dove attraverso un percorso di induzione che porta alla trance ipnotica si possa, attraverso delle suggestioni, attingere ad una fonte interiore di ispirazione? Durante questo stato si può immaginare un lavoro di tipo creativo, dove attraverso le suggestioni suggerite, le intense emozioni che si creano portino ad un atto creativo. Ciò che nasce potrebbe essere il prodotto dell’emozione, rielaborata attraverso l’induzione ipnotica.  Queste idee, sono ancora, ovviamente, in divenire, molto abbozzate, messe giù più che altro con volontà conoscitiva nonostante siano il frutto di un inizio di ricerca e studio di testi, appunti, audio della scuola, etc. Sicuramente non sarà molto semplice in alcuni passaggi ed esaustivo per il progetto in sé, ma il mio scopo è quello di iniziare. Da qualche parte bisognava fare il primo passo.
 

 


PENSIERI AUTOMATICI NEGATIVI Il filtro mentale che cambia ciò che senti, pensi e fai.

  Che cosa sono Scatti mentali immediati. Arrivano da soli, senza sforzo. Sembrano realtà, ma sono interpretazioni. Piccole frasi...