sabato 19 agosto 2023

I movimenti





Un concetto centrale del modello teorico che seguo nel mio intervento è rappresentato dai movimenti "via da" e "verso". 


Ho scelto di parlare di questi movimenti, perché rappresentano una parte fondamentale del modello teorico che seguo e offrono un'opportunità preziosa per esplorare come affrontiamo la sofferenza e come possiamo muoverci verso una vita basata sui nostri valori più profondi.

Spesso tendiamo a credere che allontanarci da ciò che ci causa sofferenza sia il modo più efficace per ottenere un sollievo immediato. 

Sembra naturale evitare situazioni spiacevoli, pensieri dolorosi o emozioni negative. 

Se esaminiamo attentamente la nostra esperienza nella vita di tutti i giorni,   possiamo notare che i movimenti "via da" spesso si rivelano inefficaci a lungo termine nel ridurre i contenuti interni indesiderati.

Immaginate di trovarvi in una stanza buia con un mostro spaventoso. 

È comprensibile che il vostro istinto vi spinga a fuggire dalla stanza per evitare il pericolo e cercare una situazione sicura. 

Inizialmente, questa scelta sembra garantirvi sollievo immediato poiché vi allontana fisicamente dal mostro. 

Tuttavia, cosa succederebbe se, indipendentemente da dove andate, il mostro vi seguisse? 

Non importa quante stanze diverse attraversiate o quante volte riusciate a raggiungere un luogo diverso, il mostro sembrerà rimanere sempre al vostro fianco.

Questo esempio illustra come i movimenti "via da" possano essere inefficaci nel ridurre a lungo termine la sofferenza. 

Il mostro nella stanza rappresenta i contenuti indesiderati che cercate di evitare: ansia, paura, tristezza, insicurezza, solo per citarne alcuni.

Il fatto che il mostro vi segua ovunque andiate rende chiaro che non importa quanto tentiate di evitare tali emozioni, esse continueranno a presentarsi nella vostra vita.

I contenuti interni indesiderati sono parte integrante dell'esperienza umana.

È importante ricordare, che resistere o evitare questi contenuti può portare solo a un aumento del loro impatto negativo sulla nostra vita. 

L'accettazione di questi contenuti interni indesiderati, invece, è un passo cruciale verso il cambiamento. 

Quando accettiamo che questi contenuti possono fare parte del nostro vissuto quotidiano, riusciamo a distanziarci da essi e a trattarli come semplici esperienze mentali, piuttosto che come indicazioni perentorie di una realtà dalla quale resistere o fuggire. 

Cosa sono quindi i movimenti “verso”?

Iniziamo con il dire che è importante  comprendere che per ottenere un vero cambiamento e una riduzione a lungo termine dei contenuti interni indesiderati, dobbiamo abbracciare una prospettiva differente: proprio i movimenti "verso". 

Questi movimenti ci invitano a sviluppare un atteggiamento di accoglienza, osservazione e accettazione piena di ciò che accade dentro di noi, senza giudizio né resistenza.

Spesso siamo abituati a lottare contro i nostri pensieri, emozioni o ricordi indesiderati, cercando di allontanarli il più possibile. 

Tuttavia, abbiamo più volte visto nei miei articoli, che il mio approccio ci insegna che questa resistenza, invece di aiutarci, può aumentare il loro potere su di noi. 

Attraverso  i movimenti "verso", impariamo a guardare queste esperienze interne con attenzione e consapevolezza.

Scegliere i movimenti "verso" è un aspetto cruciale che può essere appreso. 

Spesso, le persone che seguo arrivano in studio con una tendenza innata a evitare situazioni, pensieri o emozioni che gli causano disagio. 

Ed il mio primo obiettivo è quello di rimandare loro quanto sia importante valutare attentamente quando i movimenti sono adattivi e protettivi, e quando invece possono limitare la loro crescita personale. 

In alcune situazioni, evitare temporaneamente una determinata situazione o emozione può essere utile per garantire la protezione e la sicurezza.

(Fuggire di fronte una reale minaccia)

Tuttavia, se questa modalità diventa la risposta automatica a qualsiasi situazione scomoda, può impedire la possibilità di esplorare e affrontare le sfide che ci si presentano.

Attraverso il lavoro in studio, lavoro per aiutarli a sviluppare una maggiore consapevolezza di quando stanno facendo scelte basate sulla fuga (via da) e ad esplorare alternative più costruttive (verso).

Questo può includere l'apprendimento di abilità di regolazione emotiva, l'accettazione di emozioni difficili e la realizzazione di azioni basate sui valori. 

L’obiettivo principale è quello di spostare l'attenzione dai movimenti "via da" ai movimenti "verso" che ci permettono di vivere una vita più ricca, piena di significato e allineata ai nostri valori più profondi. 

Questo processo di cambiamento richiede una consapevolezza e una pratica costante, ma i risultati possono essere sostanziali.

Se sei interessato a saperne di più su come sviluppare tali abilità e intraprendere un percorso psicologico, ti invito a contattare lo Studio di Psicologia Leini. 

Saró lieto di offrirti ulteriori informazioni, rispondere alle tue domande e valutare insieme a te se l'approccio possa essere adatto alle tue esigenze personali.

Ricordati che il cambiamento è possibile e che puoi intraprendere un viaggio verso una vita più autentica e soddisfacente.





domenica 13 agosto 2023

Cesare Pavese






Tra le dolci colline delle Langhe,

dove l'anima trova conforto nel silenzio,

Le vigne si estendono in filari armoniosi,
come note di una sinfonia che si dispiega nel tempo e per sempre 

I borghi, piccoli tesori di pietra antica, dura, vera,
si ergono fieri sulle colline, testimoni di un passato che ogni tanto torna

Le strade tortuose raccontano le storie della vita delle persone di lì,
Il sole chiama i tetti di mattina al risveglio.

Cesare ha camminato tra filari e noccioli,
lasciando racconti di sé tra le pieghe del paesaggio. 

La solitudine lo ha abbracciato come un compagno,
caro poeta solitario,
avevi capito la bellezza del mondo.

Il mondo dentro e sua sorella realtà.

Lunghe ombre danzano al tramonto,
lui camminava, inquieto
in cerca di sé.

La terra si prepara per il riposo,
mentre, il poeta sentendo l'anima, cammina.

Un'animo febbrile, una sete insaziabile,
fra gli interminabili filari di vite,
egli si lascia guidare dalla luce e dai profumi.

Il passo è incerto ma rapido,
si lascia avvolgere dall'atmosfera di mistero.

Le lunghe ombre, compagne del crepuscolo,
ballerine silenziose sul palcoscenico della sera,
gli accarezzano il viso con  naturale delicatezza

Sussurra parole che solo l'anima conosce.

Solitudine, compagna di viaggio,
un’ancora nelle notti scure,
ha trovato in te la sua le luci più pure.

Le sue parole sono frasi incantate,
rivelano l'animo umano in sospensione,

Ci guida verso l'infinito,
aiutandoci a comprendere il mondo,
la solitudine è il nostro invito.

Se guardiamo le colline ondulate,
lui è lì e ci rammenta la vera essenza.

Solo attraverso la solitudine intensa,
possiamo trovare la nostra vera presenza.

Lontano dalle distrazioni del mondo,
la solitudine offre un rifugio sicuro,
un luogo dove l'anima può fluire libera,
immersa nella profondità del puro pensiero.

Lui qui si ritrova, li sente e conosce il dolore.

Nell'intimità di sé e dell'universo sconfinato,
Le Langhe si stendono oltre l'orizzonte,
scopre la bellezza che nasce.

La solitudine, tua amica preziosa,
ti permette di penetrare nel profondo dell'animo umano,
ci regalali versi che toccano l'anima.

É lì come un faro luminoso,
ci ricorda l'importanza di perderci nella quiete dov’è possiamo davvero ascoltare,
l’eco delle nostre interminabili voci

sabato 12 agosto 2023

La casa



ATTENZIONE! 


Prima di iniziare il racconto, è importante sottolineare che tutto ciò che seguirà è frutto della fantasia dell'autore. 

I nomi, le teorie e le citazioni menzionate sono state inserite a puro scopo di intrattenimento e non hanno alcuna pretesa di essere cliniche, terapeutiche o esaustive. 

L'intento è quello di creare una storia coinvolgente e stimolante, che si basa su temi e concetti di natura psicologica senza essere strettamente vincolate alla realtà. 

Prendetelo come una piacevole immersione immaginativa, ma ricordate che non ha alcun valore scientifico o clinico.

Buona lettura! 
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Oggi parliamo un'affermato architetto di nome Francesca, piuttosto celebre negli anni 90, con una profonda competenza nel suo campo. 

Dopo aver dedicato molti anni a progettare edifici straordinari, Francesca era diventata famosa per la sua abilità nel concepire spazi che riflettevano la condizione psicologica umana. 

Le sue opere erano considerate una sorta di strumento psicologico, in grado di influenzare positivamente lo stato d'animo delle persone che le abitavano.

Francesca credeva fermamente che l'architettura potesse avere un impatto significativo sulla mente. I suoi progetti non erano solo belli da vedere, ma erano studiati accuratamente per creare armonia e benessere interiore.

La sua carriera l'aveva portata a lavorare in tutto il mondo, e una delle sue destinazioni preferite era la suggestiva Costa Azzurra, con la sua bellezza mozzafiato e il clima mediterraneo. 

Qui, aveva realizzato alcune delle sue opere più celebri, dimore caratterizzate da linee fluide, materiali naturali e ampie vetrate che permettevano alla luce di filtrare delicatamente nei diversi ambienti.

Attraverso i suoi progetti, Francesca creava spazi che non solo soddisfacevano le esigenze funzionali dei suoi clienti, ma che anche offrivano un'esperienza emozionale unica. 

La cura dei dettagli, l'armonia delle forme e la scelta accurata dei materiali influenzavano positivamente l'umore di chiunque entrasse in quegli ambienti, creando una sorta di connessione tra l'architettura e le emozioni umane.

Amava osservare le persone interagire con i suoi spazi. 

Vedere i suoi clienti camminare attraverso gli ambienti e permettere loro di immergersi completamente nella bellezza e nell'atmosfera che aveva creato, la riempiva di gioia e soddisfazione. 

Era come se la sua architettura diventasse un veicolo per esplorare la psicologia umana, rivelando aspetti nascosti delle emozioni e dell'anima.

Un giorno, mentre stava passeggiando fra i vicoli di un piccolo paese costiero, Francesca si imbatté per caso in un piccolo rigattiere. 

Attratta dalla sua passione per oggetti antichi, decise di dare un'occhiata tra i volumi polverosi. 

Mentre sfogliava i libri, il suo sguardo si posò su un vecchio tomo dal titolo intrigante: "Prescrizione Paradossale: Una prospettiva clinica". Curiosa di scoprire di cosa si trattasse, decise di acquistarlo, senza pensarci troppo. 

Mentre si rilassava in una graziosa brasserie locale con un aperitivo, Francesca iniziò a sfogliare il libro. 

Le pagine sbiadite del libro si aprirono come un vero e proprio scrigno di preziose informazioni su questa fantomatica prescrizione paradossale.

Francesca era affascinata dai concetti descritti: la richiesta da parte del terapeuta al paziente di mettere in atto il comportamento sintomatico di cui questi si voleva liberare.

Nonostante il testo fosse piuttosto tecnico, Francesca continuò a leggere, tuffandosi in esempi di casi clinici e spunti di riflessione. 

Si rese conto che, così come la terapia psicologica poteva avvalersi di questa tecnica per aiutare le persone a superare i loro problemi, anche l'architettura poteva avere un ruolo rilevante nel facilitare cambiamento e benessere.

La sua mente iniziò a vagare, immaginando come potesse applicare concetti simili nella sua professione. 

Iniziò a riflettere su come poter "prescrivere" un ambiente architettonico che potesse promuovere il superamento di paure, ansie o blocchi emozionali. 

Il suo entusiasmo crebbe, affascinata all'idea di creare spazi che potessero agire come una sorta di terapia architettonica per chi ci abitava.

Si rese conto che aveva appena pensato le basi per una nuova prospettiva psicologica da integrare nel suo lavoro. 

Finì il suo aperitivo, e corse a casa con il libro nella borsa e la mente colma di idee innovative. 

Era pronta a buttare giù delle idee circa la prescrizione paradossale nella’ architettura, portando avanti la sua idea di creare spazi che avrebbero influenzato positivamente lo stato d'animo delle persone che in quelle dimore avrebbero vissuto. 

Immaginò una villa sulle scogliere della Costa Azzurra, con pareti di vetro che offrivano una vista panoramica mozzafiato, ma che al contempo esponessero i suoi abitanti all'inevitabile paura dell'altezza.

La villa era moderna e audace, e si poteva proprio definire incastonata sulle maestose scogliere della Costa Azzurra. 

Francesca era affascinata dall'idea di  poter sfidare questa paura, di trasformarla in una forza motivante. 

Invece di cercare di evitare la sensazione di vertigini e di ansia che l'altezza poteva suscitare, decise di favorirla. 

Le pareti di specchio sarebbero state un riflesso per i suoi abitanti, cosi da incentivare la loro forza interiore e la determinazione a superare le proprie paure.

Inizió ad abbozzare una villa visionaria, strutturata in modo tale da sfidare costantemente gli abitanti a confrontarsi con la paura dell'altezza. 

La sua visione architettonica si basava sulla concettualizzazione ricavata dal libro, con l'obiettivo di creare un ambiente che favorisse la crescita personale, ma soprattutto il cambiamento trasformazione psicologico.

La dimora si ergeva su più livelli, con ampie terrazze panoramiche che si affacciavano sul mare increspato e sulle scogliere affilate. 

La facciata era caratterizzata da un audace uso di materiali trasparenti, come il vetro e l'acciaio, che accentuavano la sensazione di leggerezza e apertura verso l'esterno.

All'interno, progettò una disposizione degli spazi che stimolasse l'esplorazione e il superamento delle paure. 

Scale e ponti sospesi collegavano le diverse parti della villa, richiedendo agli abitanti di camminare a diverse altezze e di spostarsi in modo coraggioso tra i vari livelli. 

Ogni passo avrebbe rappresentato un piccolo trionfo personale, incoraggiando gli abitanti ad affrontare le proprie sfide e a superare le proprie paure.

Il concetto che guidava la sua progettazione era quello di creare un ambiente che stimolasse il superamento delle proprie paure attraverso una serie di sfide progressivamente più stimolanti.

Delle passerelle sospese e trasparenti avrebbero fornito un percorso tra le diverse zone della villa, richiedendo di spostarsi a diverse altezze e affrontare il senso di vertigine. 

Queste passerelle, non solo sarebbero state integrate sapientemente nel design architettonico, ma avrebbero creato un equilibrio tra bellezza estetica e sfida psicologica.

Le stanze sarebbero state con un soffitto variabile di diverse altezz, il che avrebbe richiesto agli abitanti di confrontarsi con la sensazione di uno spazio che muta e l'ansia associata a questa caratteristica. 

Queste stanze sarebbero state arredate in modo accogliente e confortevole, incoraggiando gli abitanti a trascorrervi il maggior tempo possibile, familiarizzando eventualmente con la paura del cambiamento meccanico dello spazio,  in un contesto sicuro.

Il giardino esterno sarebbe stato anch'esso parte integrante del progetto. 

Francesca creó percorsi curvi e labirintici che guidassero gli abitanti attraverso diverse altitudini così da avvicinarli gradatamente alla scogliera.

Queste passeggiate avrebbero offerto opportunità di esplorazione e avventura, ma allo stesso tempo avrebbero richiesto una consapevolezza costante del proprio equilibrio e della possibilità di affrontare la paura dell'altezza.


Anche ogni altro spazio avrebbe avuto un design unico e attentamente progettato per creare un ambiente coinvolgente e sfidante.

I due bagni della villa sarebbero stati dei veri e propri gioielli di design. 

Il primo bagno, situato al piano superiore, avrebbe presentato un'ampia vasca da bagno posizionata strategicamente accanto a una grande finestra panoramica. 

In questo modo, chi vi entrava avrebbe potuto immergersi nella vasca e godere di una vista mozzafiato sul mare, intraprendendo una sfida personale di comfort e relax in un contesto spettacolare. 

Il secondo bagno, invece, avrebbe presentato una doccia con pareti di vetro che consentivano di ammirare il panorama circostante mentre ci si lavava, mettendo alla prova la propria intimità e senso di vulnerabilità.

La cucina sarebbe stata un'area luminosa e spaziosa, con grandi finestre che fornivano una vista panoramica sulla Costa Azzurra. 

L'idea di progettare la cucina della villa in questo particolare modo era basata su una comprensione profonda degli aspetti psicologici legati all'esperienza culinaria. 

Francesca desiderava creare uno spazio che andasse oltre la funzionalità pratica, per diventare un luogo di esplorazione personale, condivisione e crescita.

La disposizione aperta e accogliente della cucina avrebbe incoraggiato gli abitanti a confrontarsi con le proprie abilità in fatto di cibo, sfidando i dubbi e i timori che spesso affiorano quando si sperimentano nuove ricette o si utilizzano nuove tecniche di cucina. 

Inoltre, la grande isola centrale avrebbe svolto un ruolo cruciale nel favorire l'interazione sociale e la condivisione di momenti conviviali. 

I commensali avrebbero potuto radunarsi intorno all'isola, partecipando attivamente alla preparazione dei pasti, scambiandosi consigli e trucchi dei grandi chef. 

Questa dinamica di collaborazione e condivisione avrebbe creato una sensazione di appartenenza e connessione, promuovendo una maggiore felicità e benessere mentale.

In definitiva, la cucina avrebbe rappresentato uno spazio di crescita personale, di sfida e di scoperta di sé, in cui sperimentare il piacere di cucinare e condividere con gli altri, alimentando così un senso di realizzazione e gratificazione.

Il soggiorno della villa rivestiva un ruolo fondamentale nel creare un ambiente in cui gli abitanti potessero sperimentare una connessione emotiva profonda e un senso di benessere psicologico. 

Ogni elemento dell'arredamento era stato scelto con cura per favorire un'atmosfera di eleganza e comfort.

Secondo il libro da cui Francesca attingeva, un ambiente fisico piacevole e ben arredato può avere un impatto significativo sul nostro stato d'animo e sulle nostre relazioni. 

Il soggiorno doveva essere uno spazio accogliente, con divani e poltrone comode che invitassero al relax e alla condivisione.

L'ampia zona living aperta era stata progettata per favorire un senso di connessione e di vicinanza tra gli abitanti. 

Secondo la teoria strategica citata nel libro, che pone l'agire al centro del pensiero, l'ampia zona living aperta della villa era stata progettata con l'intento di favorire un senso di connessione e vicinanza tra gli abitanti. 

Questa visione si basava sulla consapevolezza che le azioni influenzano direttamente i nostri pensieri e viceversa.

La disposizione degli arredi nel soggiorno aveva lo scopo di facilitare la comunicazione e l'interazione tra le persone. 

Ad esempio, i divani erano posizionati in modo tale da favorire una postura aperta favorevole alla conversazione. 

Le poltrone erano disposte in gruppi, creando spazi accoglienti per la condivisione di momenti di relax e di scambio di idee.

Il garage sarebbe stato progettato in modo tale da richiedere una guida attenta e precisa per accogliere le auto in uno spazio limitato e fornire un senso di sfida e maestria nella manovra. 

La presenza di pareti di vetro permetterebbe agli abitanti di affrontare la propria ansia da parcheggio, offrendo una prospettiva insolita e una sensazione di controllo anche in questa attività quotidiana.

Infine, i corridoi sarebbero stati caratterizzati da pareti di vetro che offrivano una vista parziale delle stanze adiacenti e del paesaggio esterno. 

Questo avrebbe richiesto agli abitanti di confrontarsi con il senso di esposizione e di sviluppare una maggiore fiducia nelle proprie capacità di navigare in un ambiente trasparente senza barriere.

In ogni zona della villa, Francesca avrebbe creato un ambiente in cui gli abitanti sarebbero stati costantemente stimolati a lavorare sulle proprie paure affrontando sfide personali.

Il progetto della villa ideato da Francesca sfido il modello tradizionale di architettura che cerca di spiegare e interpretare la complessità della natura umana. 

Il visionario architetto comprese che non esiste una spiegazione assoluta della natura umana e che la vita stessa è un continuo processo di scoperta e di adattamento.

Il suo progetto si concentrò maggiormente sul "come" le cose vengono fatte, piuttosto che sul "perché" vengono fatte. 

Questo approccio mette l'accento sull'importanza dell'agire e dell'esperienza diretta, riconoscendo che il fare e il vivere sono intrinsecamente legati al pensiero e all'identità individuale.

Nonostante la complessità del progetto architettonico, Francesca seppe svilupparlo in modo tale da minimizzare gli interventi di realizzazione. 

Dimostrò che un progetto di una casa, anche se complesso, può essere realizzato in tempi più brevi concentrandosi su un'efficace pianificazione e utilizzando metodi e materiali ottimali.

In conclusione, la villa di Francesca rappresenta un'opera architettonica unica che sfida le convenzioni e abbraccia un approccio più orientato all'azione e all'individuo. 

Riconoscendo l'impossibilità di raggiungere una spiegazione assoluta della natura umana, Francesca ha creato uno spazio che incoraggia gli abitanti a sperimentare, crescere e condividere esperienze, rendendo la casa un luogo di trasformazione personale e di connessione con i nuclei più profondi sé. 


domenica 30 luglio 2023

Non andare dallo psicologo



 AVVERTENZA! 


Il racconto che stai per leggere è frutto della fantasia dell'autore, e non rappresenta né riflette alcuna situazione o evento reali.

Oggi voglio parlare di un argomento che spesso divide le opinioni: la terapia psicologica. 

Molti di voi si saranno chiesti se sia una buona idea mettersi sul divano di uno psicologo.

Oggi vi darò cinque buoni motivi per non farlo.

(Prendetelo con una buona dose di sarcasmo, perché come sempre, l'ironia è la nostra arma migliore.)

1. "Chi ha bisogno di ascolto e supporto emotivo?"

Sicuramente tu, che stai affrontando la vita senza problemi, non hai bisogno di nessuno che ti ascolti, capisca e ti sostenga, vero? Non importa se hai una montagna di ansie o problemi relazionali, la soluzione è semplice: ignorarli! Solo uno psicologo potrebbe avere l'arroganza di credere di poterti aiutare.

Solo una persona incredibilmente piena di se potrebbe pensare di poterti aiutare con i tuoi problemi. 

Chi ha bisogno di uno psicologo quando puoi semplicemente ignorare tutte quelle emozioni complicate? 

Dopotutto, affrontare i propri pensieri e sentimenti è così sopravvalutato. 

Meglio tenerli tutti ben nascosti.

Sono sicuro essere molto più divertente e gratificante parlare con le pareti vuote del tuo appartamento. 

Le pareti non ti giudicheranno mai o ti offriranno un punto di vista diverso.

2. "Tutti gli psicologi sono dei ciarlatani"

La professione dello psicologo è solo un modo per ingannare le persone, vero? 

Loro si inventano problemi nella tua mente e poi, magicamente, ti convincono che solo acquistando una sessione di terapia potrai risolverli. 

Sono solo degli illusionisti! 

Non credere a tutto quello che dicono e soprattutto, non fidarti di coloro che hanno studiato per anni e hanno una laurea in psicologia!

Chi ha bisogno di fidarsi di coloro che hanno dedicato anni alla formazione e alla laurea ? 

È ovvio che l'esperienza di vita e qualche video di motivazione su YouTube siano più che sufficienti per risolvere tutti i problemi.

Perché affidarsi a professionisti con conoscenze approfondite e competenze specifiche quando puoi ascoltare un autoproclamato "guru" autodidatta su Internet? 

Non importa se questo "guru" ha ottenuto la sua "laurea" dalla scuola di "YouTube University", perché ovviamente, tutto ciò che si trova online è assolutamente affidabile e scientificamente provato.

3. "Non voglio scoprire la verità su me stesso"

Chi vuole davvero conoscere se stesso? 

La terapia potrebbe svelare lati di te che preferiresti non conoscere. 

È molto meglio rimanere nella confortevole zona della non conoscenza.

Ricordati che l'ignoranza è felicità!

4. "La soluzione è nell'alcool o nel cibo"

Hai presente quei momenti in cui ti senti giù di corda e hai bisogno di un po' di sollievo? 

Ecco, invece di parlare con uno psicologo, prendi un bicchiere di vino o mangia una scatola intera di cioccolatini. 

Sono mezzi molto più efficaci per affrontare i problemi.

5. "Gli psicologi sono solo per i deboli"

Solo chi è fragile e non ha abbastanza forza mentale si rivolge a uno psicologo. 

Sei una persona forte e indomabile, vero? 

Mostra al mondo che puoi farcela da solo e che non hai bisogno di aiuto. 

Ricorda, il mondo è un'arena e se non sei abbastanza forte per sopravvivere, meriti di perdere! 

Conclusione. 

É importante sottolineare che il racconto è stato presentato in modo volutamente ironico e non rappresenta minimamente la realtà. 

La terapia psicologica è un campo serio e prezioso, in cui gli psicologi professionisti svolgono un ruolo fondamentale nel fornire supporto e aiuto alle persone che ne hanno bisogno.

L'ironia utilizzata nel racconto è stata intenzionale per creare un effetto comico e provocatorio, ma non intende minimizzare o sminuire l'importanza della terapia psicologica. 

La decisione di ricorrere a uno psicologo è un passo coraggioso verso il benessere mentale e può portare a cambiamenti significativi nella vita di una persona.

Quindi, se stai affrontando difficoltà emotive o problemi relazionali, ti incoraggio vivamente a considerare la possibilità di consultare un professionista. 

La terapia può offrire un ambiente sicuro in cui esplorare i propri pensieri e sentimenti, e può essere un prezioso strumento per la crescita personale e il benessere psicologico.


sabato 29 luglio 2023

Andy Warhol



Andy Warhol é stato una delle persone più creative e interessanti che abbiano mai vissuto.


Essere "creativo" significa avere la capacità di pensare e fare cose nuove e originali. È come avere un'immaginazione speciale che ti permette di inventare e creare cose uniche.

Andy nacque il 6 agosto 1928 a Pittsburgh, negli Stati Uniti. Fin da piccolo, era affascinato dai colori e dall'arte. Amava anche i fumetti, i film e la musica popolare. 

Tutto ciò che era vivace e popolare era fonte di ispirazione per lui.

Warhol è diventato famoso per il suo stile unico chiamato "pop art".

La pop art è uno stile di arte molto colorato e divertente che prende ispirazione dalla vita quotidiana. 

Immagina di andare in un supermercato e vedere una montagna di scatole di zucchero colorate con etichette vivaci. Ora immagina che qualcuno prenda quelle scatole e le metta su un grande quadro, come un puzzle. 

Quel quadro fatto di scatole colorate sarebbe un esempio di pop art!

Gli artisti pop art come Andy Warhol, di cui ti ho appena parlato, prendono oggetti di tutti i giorni, come lattine di zuppa, bottiglie di cola o foto di celebrità, e li trasformano in opere d'arte molto speciali. 

Spesso usano colori brillanti e immagini ripetute per rendere le loro opere molto vivaci e divertenti da guardare.

Forse hai sentito parlare di una delle sue opere più famose: la lattina di zuppa. 

Sì, proprio una lattina che puoi trovare al supermercato! 

Andy ha preso questa immagine comune e l'ha trasformata in una vera e propria opera d'arte. 

Ha riprodotto la lattina molte volte, creando diverse versioni con colori e sfumature diverse.

Un'altra cosa che Warhol ha fatto è stata la creazione di ritratti di celebrità. 

Ha dipinto volti famosi come Marilyn Monroe, Elvis Presley e molti altri. 
Ma non li ha dipinti come immagini realistiche, li ha resi colorati e un po' strani. 

Voleva mostrarci che anche le celebrità sono persone come noi, con le loro imperfezioni e i loro sentimenti.

Ha anche sperimentato altre forme d'arte come la fotografia e il cinema. 

Ha girato molti film che erano diversi da quelli che vediamo abitualmente. A volte era solo una lunga inquadratura di qualcosa o qualcuno. Era un modo per farci riflettere sulle cose semplici della vita che spesso trascuriamo.

Andy Warhol era un artista molto originale. 

Ha dato vita a un movimento artistico che ha influenzato molti altri artisti. La sua arte ci ha mostrato che anche le cose comuni e quotidiane possono essere belle e interessanti se le guardiamo da una prospettiva diversa.

Immagina di guardare una mela. 

Di solito, per noi, una mela è solo una semplice frutta che mangiamo. 

Ma se ci fermiamo un attimo e guardiamo più da vicino, possiamo notare che la mela ha una forma rotonda e liscia, un colore brillante e un profumo fresco. 

Osservando meglio, possiamo vedere anche i piccoli puntini sul suo guscio.

Quello che intendo dire è che anche le cose comuni e quotidiane, come una mela, possono essere belle e interessanti se le guardiamo da una prospettiva diversa. 

Possiamo scoprire che ci sono dei dettagli speciali o delle caratteristiche che non avevamo mai notato prima.

La stessa cosa vale per le persone o le cose che ci circondano nella vita di tutti i giorni. 

Se siamo aperti a guardarle con occhi nuovi, possiamo scoprire bellezza e interessi inaspettati. 

Possiamo vedere qualcosa di speciale nelle persone, nei posti, negli oggetti o anche nelle situazioni più normali. 

Basta avere un po' di curiosità e cercare di vedere le cose da un punto di vista diverso.

Andy Warhol credeva che anche le cose ordinarie potessero diventare straordinarie se le guardavamo con occhi diversi.

"Basta avere un po' di curiosità e cercare di vedere le cose da un punto di vista diverso" è un'importante lezione che possiamo imparare da lui. 

Ci ricorda che la curiosità e la volontà di guardare le cose in modo diverso ci permettono di scoprire la bellezza e l'interesse anche nelle situazioni più comuni.

Quindi, come Andy Warhol, possiamo esplorare il mondo con curiosità, cercando di scoprire il lato unico e speciale di ogni cosa che ci circonda.

domenica 23 luglio 2023


'era una volta, nella lontana Italia degli anni Sessanta, un uomo coraggioso e visionario chiamato Pier Paolo Pasolini. 


Era un intellettuale inquieto, un poeta ribelle e un regista audace che osava mettere in discussione il potere e le ingiustizie della società in cui viveva.

“Papà che cos’è un intellettuale”? 

“Un intellettuale è una persona che ha una grande curiosità per il mondo intorno a sé. È un individuo che ama imparare e condividere le sue conoscenze con gli altri. Gli intellettuali spesso amano leggere molti libri, guardare film e documentari interessanti, e fare molte domande su tutto ciò che li circonda”.

“È questo signore era così?”

“Certamente. Pier Paolo Pasolini credeva che attraverso l'esercizio della libertà e della capacità critica, ogni individuo potesse sognare e perseguire i propri ideali. Egli era convinto che il potere volesse controllare le nostre parole e le nostre menti, imponendo un modo specifico di pensare e di esprimersi."

“Ed è importante essere liberi di esprimersi?”

“Immagina che tu stia giocando con i tuoi amici e vorresti dire qualcosa ma loro non sono d'accordo. Ad esempio, vorresti esprimere un'opinione diversa sulla scelta di un gioco o su cosa fare durante il tempo libero. Ma all'improvviso, uno dei tuoi amici più grandi, che si considera il "capo" del gruppo, ti dice che non puoi dire la tua e devi dire solo ciò che lui vuole sentire! Vedi questo è un esempio di come il potere può cercare di controllare le nostre parole e le nostre nostre scelte.”

“Forse ho capito.”

“Credeva che il potere volesse fare la stessa cosa, ma su una scala più grande. Pensava che le persone con molto potere, come i politici o i proprietari dei media, volessero controllare ciò che pensiamo e come ci esprimiamo.”

“In che modo la televisione può controllare quello che pensiamo o diciamo?”

“Immagina che tu stia guardando il tuo cartone animato preferito o un programma televisivo molto famoso. Questo programma parla sempre degli stessi argomenti e mostra solo un punto di vista su quelle tematiche. Ad esempio, se il programma parla di animali, potresti vedere solo le immagini degli animali carini e amichevoli, ma non gli aspetti più importanti come la loro conservazione o il loro habitat naturale.”

“Questo non va bene?”

“Non molto, lui pensava che la televisione, che è un potente strumento di comunicazione, stesse limitando la nostra capacità di vedere diverse prospettive e pensare in modo indipendente. Come se ci fossero solo poche opinioni o idee che vengono trasmesse, lasciandone fuori molte altre che potrebbero essere importanti.”

“Come se in una partita inquadrassero solo un giocatore.”

“Si proprio così. Come un documentario che ti mostra solo un'immagine di un animale, senza dirti nulla sulla sua vita, la sua importanza nell'ecosistema o cosa possiamo fare per proteggerlo. Questo limiterebbe la tua conoscenza e le tue possibilità di pensare in modo più completo e critico su quell'argomento.”

Il piccolo ascoltava meravigliato, affascinato dalla storia su questa incredibile persona. 

Il padre continuò: 

"Pasolini credeva che non ci fosse nulla di più feroce della banalità della televisione, che spesso manipola le menti proponendo valori superficiali e incentrati sul consumo. Egli cercava di svegliare le coscienze e di smascherare le ipocrisie della società che privilegiava la classe piccolo borghese."

“Cosa vuol dire ipocrisia?”

“Immagina  un tuo compagno che dice sempre che è importante aiutare gli altri. Ogni volta che lo senti parlare di questo, sembra molto sincero e altruista.”

“Si”

“Ma poi, un giorno, scopri che il tuo amico sta prendendo tutto il cibo nella mensa della scuola senza condividerlo con gli altri. Questo significa che.. dice una cosa, ma ne fa un'altra completamente diversa. Ecco questo è un esempio di ipocrisia.”

“Sarebbe molto brutto!”

Gli occhi del bambino brillavano di curiosità mentre cercava di comprendere le parole del racconto. 

Chinato leggermente in avanti, le mani poggiate sulle ginocchia, dimostravano la sua attenzione. 

Il suo volto era serio, ma gli si poteva notare un lieve sorriso di eccitazione, poiché amava imparare cose nuove. 

Era un bambino curioso e desideroso di conoscere, e quella conversazione stimolava la sua mente in modi sorprendenti.

Il racconto proseguiva senza sosta. 

“Pasolini non era solo un personaggio di storia, era una persona straordinaria che ha combattuto in modo coraggioso per fare del nostro mondo un posto migliore. Ha dedicato la sua vita alla lotta per una società più giusta e libera, sperando che nel futuro le persone potessero vivere con maggiore equità e libertà. Il suo impegno e la sua passione sono un esempio per tutti noi, perché ci insegnano che anche noi possiamo fare la differenza se crediamo fermamente nei nostri ideali e siamo disposti a lottare per loro."

“Perché è un esempio?”

“Immagina di pulire un parco giochi pieno di rifiuti, in questo modo dedichi il tuo tempo per fare un gesto importante per tanti bambini, e anche se è un piccolo gesto, questo avrà conseguenze positive per tanti.”

“Ho capito! Ma lui dove abitava?” 

“Era di Bologna! Amava molto il suo paese, l'Italia, e cercava di far emergere le sue radici più autentiche, dimostrando che la cultura popolare e le tradizioni erano preziose e andavano preservate.”

“Come si possono proteggere?”

“Lui  amava tanto l'Italia e diceva che le cose che facciamo nel nostro paese sono importanti. Secondo lui per proteggere le tradizioni, bisognava parlare delle feste, delle canzoni e dei balli che facciamo insieme, perché ci aiutano a capire chi siamo e da dove veniamo. Voleva che ricordassimo queste cose speciali che ci fanno sentire uniti come italiani.”

“Lui aiutava gli altri?”

“Era un artista poliedrico che si esprimeva attraverso la poesia, il cinema e la scrittura, e, appunto,  cercava di dare voce a coloro che venivano emarginati dalla società."

“Come li aiutava?”

“Voleva che le persone che venivano trattate in modo diverso o che venivano isolate dalla società, avessero la possibilità di parlare e farsi sentire, perché le loro storie e le loro esperienze sono importanti.”

“Non ho proprio capito bene..”

“Immagina Pasolini come un amico che difende coloro che si sentono soli o tristi perché non vengono ascoltati. Voleva che tutti avessero la possibilità di essere ascoltati e rispettati, indipendentemente da come fossero. Pensava che tutti dovessero avere una voce e che ogni storia fosse preziosa.”

Il padre, con una pacca sulle piccoli ma sempre più forti spalle del figlio, concluse il suo racconto.

"Sai, piccolo mio, Pasolini è stato una persona straordinaria. Ha aiutato molte persone che venivano trattate male o che si sentivano soli. Sarebbe bello che nella scuola imparassimo fin da subito la sua storia, così da imparare quanto sia importante rispettare e aiutare gli altri. Così potremmo costruire un mondo dove ognuno ha un posto e può essere se stesso."

Il bambino, con gli occhi scintillanti di speranza, annuì entusiasta. 

Capì l'importanza di Pasolini e si sentì motivato a fare la sua parte per rendere il mondo un luogo migliore, dove tutti sono accolti e valorizzati.

sabato 22 luglio 2023

Abc







Situata nel cuore di Torino, Piazza Vittorio è una delle piazze più vivaci e affascinanti della città. 

Con la sua storia secolare e la sua architettura sontuosa, questa piazza incanta i visitatori con la sua bellezza e il suo fascino intramontabili.

Nel corso dei secoli, la piazza è stata testimone di importanti eventi storici e sociali, diventando un punto di incontro e un luogo di ritrovo per la comunità.

La piazza, al giorno d’oggi è diventata un luogo molto popolare tra i giovani come punto di incontro per l'aperitivo. 

Con la sua posizione centrale, ma a ridosso della collina di Torino, attrae un flusso costante di giovani che desiderano socializzare e rilassarsi dopo una lunga giornata di lavoro o studio.

Durante le sere estive, i tavolini all'aperto si riempiono di gruppi di amici che si godono il clima piacevole e la compagnia reciproca, creando un'atmosfera gioiosa e conviviale.

Sara e Giulia, sedute al tavolo del dehor di uno dei tanti locali che affacciano su Piazza Vittorio, si godono l'atmosfera vivace e rilassante del venerdì pomeriggio estivo. 

Mentre il sole si sta dirigendo lentamente verso le montagne e una leggera brezza accarezza il loro volto, le due amiche si concedono un momento di tranquillità.

“Giulia, non vedo l'ora che arrivino le vacanze! Tu dove  hai deciso di andare quest'anno?”

“Sono così emozionata! Quest’anno ho deciso di trascorrere le vacanze in montagna, a Gressoney. Amo il contatto con la natura e le montagne mi danno sempre una sensazione di serenità e libertà.”

“Ottima scelta!  Le montagne hanno un fascino unico. Io andrò a Bordighera. Ho bisogno di rilassarmi sulla spiaggia e godermi il budello. Sarà una vacanza perfetta per ricaricare le energie.”

“La Liguria è proprio un pezzo di te”

“Sì, ho intenzione di fare lunghe passeggiate lungo la costa, visitare le zone limitrofe  e magari fare un giro in barca per esplorare la costa ligure. Vorrei anche approfittare dei ristoranti locali per gustare piatti di pesce fresco. C'è un ristorante di cui mi ha parlato Elena che vorrei provare.”

“Un programma proprio niente male! Anch'io ho in mente diverse attività da fare a Gressoney. Ho intenzione di fare escursioni in montagna, magari raggiungendo i rifugi e ammirando paesaggi mozzafiato. Non vedo l'ora di vivere quella sensazione di pace e tranquillità che solo la montagna può offrire.”

Giulia, è una studentessa di giurisprudenza con una passione per la ricerca e l'analisi. Originaria di Torino, abita proprio in centro. Con i suoi capelli scuri e ricci, Giulia ha uno sguardo penetrante e un sorriso contagioso. 

Il suo stile  è un mix di eleganza e casualità, dove si predilige  indossare abiti comodi ma sempre curati. 

La sua mente brillante e la sua dedizione allo studio sono evidenti nella sua determinazione nel perseguire i suoi obiettivi accademici.

Sara, anch'essa di 22 anni, studia architettura, con una grande passione per l'arte e il design. Vive in una tranquilla zona collinare di Torino, da cui può godere di una stupenda vista sulla città. I capelli biondi e gli occhi azzurri, tradiscono la sua origine svedese da parte di madre. 

Il suo stile  riflette la sua creatività, spesso indossando abiti dai colori sgargianti e accessori unici. La sua curiosità e il suo amore per l'architettura si riflettono nel suo modo di osservare il mondo che la circonda, sempre alla ricerca di ispirazione e nuove idee.

Sara e Giulia sono legate da una forte amicizia che si è formata durante i tempi del liceo. 

Entrambe hanno frequentato il prestigioso liceo classico Valsalice, dove hanno condiviso le loro esperienze e i loro sogni per il futuro. 

Nonostante le loro diverse passioni, hanno sempre trovato un modo per sostenersi a vicenda e condividere gioie e delusioni lungo il percorso. La loro amicizia è una fonte di sostegno e di ispirazione reciproca, che si rafforza sempre di più con il passare del tempo.

Oggi a distanza di qualche anno, sono ancora lì, insieme.

Mentre sorseggiano i loro aperitivi e si godono l'atmosfera rilassata di Piazza Vittorio, Sara e Giulia iniziano a parlare di benessere psicologico, un argomento che affascina entrambe. 

“Giulia, ricordi quando ti ho parlato di quella tecnica chiamata ABC? “

“Certo che me ne ricordo, Sara, ma dimmi di più della tecnica per favore.”

“La tecnica ABC è davvero interessante perché ci aiuta a esaminare ed eventualmente modificare i nostri pensieri negativi.”

“Immagina questa situazione: hai preparato un esame importante, hai studiato giorno e notte per mesi, ma alla fine prendi un voto più basso di quanto ti aspettavi.”

“Mmmm quella situazione può davvero abbattere.”

”Questo metodo ci insegna che l'evento attivante A sarebbe ricevere quel voto più basso del previsto. La credenza B è quella che si forma a seguito dell'evento, come ad esempio pensare di essere stupidi o incapaci. E questa credenza negativa porta a una conseguenza emotiva negativa C come sentirsi tristi o demotivati.”

“Quindi, utilizzando la tecnica ABC, dovremmo cercare di identificare e sfidare quelle credenze negative, giusto?”

“Esattamente. Dobbiamo capire che quelle credenze negative non sono necessariamente veritiere. Possiamo sfidarle con prove realistiche e ragionamenti positivi. Per esempio, potremmo riflettere sulle nostre precedenti esperienze di successo o sul fatto che un solo voto non definisce la nostra intera capacità. In questo modo, possiamo sostituire i pensieri negativi con pensieri più positivi e realistici, che a loro volta influenzeranno le nostre emozioni e i nostri comportamenti in modo più positivo.”

“É incredibile come i nostri pensieri possano influenzare così tanto il nostro stato emotivo”

Mentre Sara e Giulia continuano a discutere appassionatamente della tecnica ABC e dell'importanza del benessere psicologico, una piacevole serenità si diffonde tra di loro. 

Fortemente legate dalla loro amicizia che dura sin dai tempi del liceo, hanno imparato a sostenersi reciprocamente in ogni aspetto della vita.

Riflettendo sulle loro future vacanze estive, entrambe sono consapevoli dell’importanza di dedicare del tempo a sé stesse e al proprio benessere mentale ed emotivo. 

Sanno che le loro vacanze saranno preziose opportunità per rilassarsi, ricaricare le energie e riflettere sui propri obiettivi personali.

Il sole ormai è come una piccola arancia che sta per scomparire dietro le Alpi.

Le due ragazze decidono di fare una  passeggiata per Piazza Vittorio. 

Mentre si allontanano dal Deborah del locale, si scambiano un ultimo sguardo complice e un sorriso, rafforzando il legame unico che che le unisce.

In quel momento, tra le risate e le chiacchiere, capiscono quanto sia fondamentale prendersi cura di sé stessi, non solo fisicamente ma anche mentalmente, e come l'amicizia sincera possa essere un importante sostegno durante i momenti di difficoltà.

Con l’estate che si preannuncia ricca di esperienze, Sara e Giulia si salutano, sicure di poter contare l'una sull'altra. 

E mentre camminano l'una accanto all'altra, si augurano sinceramente che le loro vacanze siano un momento di crescita personale, gioia e serenità, portando con sé ricordi indelebili e nutrendo la loro profonda amicizia per il futuro.



 


domenica 2 luglio 2023

Juliette e Sophie






Juliette e Sophie erano sedute nella lounge first Class Fly Emirates dell'aeroporto di Milano, in attesa del loro volo per New York. 


Nonostante fossero entrambe elettrizzate per le tre settimane di vacanza a New York che le aspettavano, erano totalmente immerse nelle loro rispettive attività. 

Una era sprofondata sulla poltrona, con un libro aperto sulle ginocchia. Ogni tanto si alzava lo sguardo dalle pagine e osservava con curiosità le persone che attraversavano il salone. 

L'altra, invece, con un paio di cuffie e computer portatile sembrava completamente rapita dalla visione di un  film.

Le due ragazze erano sedute in un angolo della sala.

"Ehi, Sophie, togli le cuffie." disse Juliette, mentre mimava il gesto che avrebbe dovuto fare la sorella. 

"Che ne dici di bere qualcosa?"

Sophie girò la testa verso di lei, sorridendo e seguì le sue indicazioni.  Si tolse le cuffie e si alzò dalla poltrona, stirandosi. 

"Sì, certo!" rispose lei.

“È proprio quello che ci vuole”

Insieme si diressero lentamente attraverso il salone, verso il bar, lasciandosi alle spalle l'angolo dove si erano sedute in precedenza. 

L'ambiente era lussuoso e moderno, con interni ben curati e un'illuminazione soffusa, che creava un'atmosfera elegante ma al contempo rilassante.

Il delicato profumo di un bouquet di fiori freschi colpì le ragazze mentre passavano, creando un'atmosfera piacevole e rilassante. 

I colori tenui  e la varietà delle specie presenti nei vari vasi erano sorprendenti. 

Juliette riconobbe subito alcune delle sue specie preferite, come le rose blu e le peonie rosa, mentre Sophie rimase incantata dal giallo intenso dei tulipani e dalla bellezza delle orchidee azzurre.

Il bouquet emanava una sensazione di piacevolezza e freschezza, che permeava l'atmosfera circostante. 

Queste piacevoli vibrazioni si riflettevano sull'umore delle ragazze, le quali si sentivano in sintonia con l'ambiente circostante.

La luce tenue della sala era il perfetto contrasto con la luce esterna accecante, offrendo un'esperienza piacevolmente diversa rispetto alla frenesia dell'aeroporto circostante. 

Alla fine, arrivarono al bar, dove Juliette esaminò la lista delle bevande offerte dal barman.

"Potremmo prendere un daiquiri alla fragola o un old fashioned. Cosa ne dici?" suggerì Juliette, guardando attentamente il menù dei cocktail.

Sophie alzò le sopracciglia, interessata all'idea. 

"Sì, suona bene! Non ho mai provato l'old fashioned, ne hai mai sentito parlare?" chiese con curiosità.

"È un classico! Molto simile al Manhattan, ma con il bourbon e il bitter. Ti piacerà, fidati!" rispose Juliette, esortando la sorella a provare il cocktail.

Sophie annuì, entusiasta all'idea di provare qualcosa di nuovo. "Perfetto, prendiamo un old fashioned e un daiquiri alla fragola allora!" disse con un sorriso. 

Juliette sorrise soddisfatta della scelta e si rivolse al barman per ordinare i cocktail. 

Le due ragazze sorseggiarono i loro drink gustando l'esplosione di sapori e profumi, discutendo animatamente del film che Sophie aveva appena visto. 

La sala, sebbene non fosse affollata, ospitava diverse persone.

Sul lato opposto della stanza sedeva un uomo d'affari dall'aspetto impeccabile, presumibilmente impegnato in importanti negoziati bancari. 

Era seduto al tavolo di fronte a loro, completamente assorto nella lettura dei documenti e nella risposta alle mail sul suo computer portatile. Indossava un abito grigio scuro su una camicia bianca e una cravatta di seta grigia. I suoi occhi neri brillavano quando alzava lo sguardo dallo schermo, ma subito tornava a concentrarsi sul lavoro.

In un angolo della stanza c'era una giovane famiglia allegra e chiassosa composta da padre, madre e due bimbi piccoli. 

I bambini erano intenti a giocare con i loro giocattoli, cantando e ridendo ad alta voce, creando un po' di confusione e allegria. La madre, una donna alta dai capelli biondi raccolti in una coda di cavallo, sorrideva con affetto ai suoi figli, mentre il padre, dall'aspetto allegro e rilassato, si godeva la lettura di un quotidiano sportivo. 

In un'altra zona della sala c'era un ragazzo dall'aspetto sportivo seduto da solo al bancone. 

Indossava una giacca Nike nera su una maglietta bianca, con i capelli rasati a zero sui lati e lunghi sopra. 

Era concentrato sul suo telefono, scattando foto e scrivendo messaggi, apparentemente ignaro dell'ambiente circostante.

C'erano anche due signore anziane sedute al tavolo accanto a quello delle ragazze, probabilmente amiche, si scambiavano parole a bassa voce. Nonostante l’età avevano ancora un'aria elegante  e raffinata.

Juliette e Sophie erano due gemelle identiche, uguali non solo fisicamente, ma anche nella loro passione per gli sport e la cultura. 

Anche la loro stessa madre, giudice di professione, aveva spesso difficoltà a distinguerle, ma nonostante questo non c’era  mai stata alcuna rivalità tra le due. 

Il padre è noto chirurgo di Torino e le due ragazze erano italiane di origini francesi. 

La nonna e il nonno materno infatti erano nati a Parigi e solo successivamente avevano deciso di trasferirsi in Italia dove avevano conosciuto è sposato la cultura italiana. 

Sophie studiava medicina all'università di Torino, mentre Juliette architettura.  

Juliette, oltre ad essere una nuotatrice molto brava, era una grande tifosa della Juventus, mentre Sophie amava il ciclismo e il tennis, sport che praticava sin da bambina. 

Entrambe avevano anche una grande passione per la lettura e per l’arte contemporanea.

Juliette e Sophie continuarono a sorseggiare i loro cocktail, immerse in una discussione animata sulla possibilità di usare l'ipnosi clinica nello sport.

"Penso che l'ipnosi possa essere un'ottima soluzione per migliorare le performance atletiche", disse Juliette. 

“Può aiutare a visualizzare gli obiettivi con maggiore chiarezza, ridurre l'ansia e migliorare la concentrazione".

Sophie, non del tutto convinta, chiese: "Ma l'ipnosi non è un po' come manipolare la mente? Non è rischioso?"

Juliette scosse la testa. "No, non ha nulla che vedere con la manipolazione. L'ipnosi clinica è una pratica medica sicura e utilizzata ampiamente negli sport professionistici. Inoltre, aiuta gli atleti a sfruttare al meglio il loro potenziale, spingendoli a superare, nel caso, i propri limiti".

Sophie sembrava ancora incerta. "Ma come funziona l'ipnosi esattamente? E una persona come può sapere se è sicura?"

Juliette rispose: "L'ipnosi clinica funziona inducendo uno stato di trance, in cui la persona è molto rilassata e aperta alle suggestioni. L'esperienza è diversa e soggettiva, ma molte persone la descrivono come una sensazione di calma e benessere. Inoltre, prima di sottoporsi all'ipnosi, é sempre meglio parlare con un professionista qualificato ed esperto".

Sophie sembrava ancora un po' titubante. "Mi sembra troppo invasivo. Preferisco fare affidamento solo sulla mia forza di volontà".

Juliette la guardò risoluta "Ma la forza di volontà da sola non sempre basta. L'ipnosi può aiutarti a migliorare la tua sicurezza e la tua fiducia, ed eliminare eventuali blocchi mentali che ti impediscono di raggiungere gli obiettivi".

Sophie rifletté su queste parole, "Forse hai ragione. Proverò a informarmi meglio sull'argomento".

Juliette sorrise. "Fallo. Non te ne pentirai. L'ipnosi clinica può essere un grande strumento per il successo nello sport e nella vita".

La loro attenzione, ad un certo punto, fu catturata dalle immagini che passavano sullo schermo led vicino al tavolo, dove apparve la pubblicità del prossimo Tour de France. 

Le immagini dei corridori  che affrontavano le salite e le discese delle montagne, sfrecciando a velocità vertiginose, erano accompagnate da una musica epica che faceva risuonare nell'aria un senso di sfida.

"Sarebbe fantastico andarlo a vedere", disse Sophie, ammirata dalle gesta degli atleti, alcuni dei quali, da lei ben conosciuti.

Juliette annuì, condividendo l’idea della sorella 

"Sì, sarebbe incredibile vedere dal vivo gli atleti in azione”. 

Juliette, con la mente già proiettata all'idea di assistere al Tour de France dal vivo, pensò alla casa di campagna dei nonni in Provenza e si rivolse a Sophie con un sorriso.

"La casa dei nonni nonni  dista pochi chilometri da dove passa la corsa quest’anno. Potremmo sfruttarla. Che ne dici?"

"Aspetta un attimo... A luglio ho gli esami all'università".

"Sì, hai ragione. Peccato sarà per un’altra volta”

Sophie riprese l’argomento di prima.

"Tornando all'ipnosi clinica nello sport, come potrebbe essere utile nel ciclismo?" domando forse più a se stessa.

Juliette dopo un sorso al suo cocktail, disse "Beh, può essere utile in molti modi. Ad esempio, può aiutare a ridurre lo stress e l'ansia che inevitabilmente si provano durante le gare. Inoltre, può stimolare la motivazione e la concentrazione degli atleti, aiutandoli a superare i momenti difficili, pensa alle salite con Izoard o Alpe D’Huez”

Sophie annuì, iniziando ad essere un poco piu convinta dalle potenzialità di questo strumento. 

"Sì, sembra davvero interessante. E poi il ciclismo è uno sport particolarmente faticoso, quindi un supporto mentale può fare la differenza".

Juliette annuì, soddisfatta. 

"Esattamente. L'ipnosi clinica è una pratica medica sicura ed efficace, e sempre più atleti professionisti la utilizzano per migliorare le proprie performance. Non è solo una questione di muscoli, ma anche di mente".

Juliette annuì, confermando le parole dell'amica: "Esattamente. L'ipnosi clinica è una pratica medica sicura ed efficace, e sempre più atleti professionisti la utilizzano per migliorare le proprie performance. Non è solo una questione di muscoli, ma anche di mente".

Juliette si ricordò di qualcosa che aveva letto su una rivista e decise di condividerlo.

"Sai, qualche settimana fa ero dal dentista e ho trovato una rivista specializzata sul ciclismo. Che fortuna eh! C'era un articolo interessante sull'uso dell'ipnosi clinica nel ciclismo professionistico, e c'era anche una menzione del team Bahrain Victorious e di come la utilizzano con i loro atleti".

"Davvero? Interessante davvero”

Juliette annuì. "Sì, sembra che l'ipnosi sia diventata una pratica sempre più comune tra gli atleti professionisti. Penso che sia un modo interessante per migliorare le prestazioni, non solo nel ciclismo ma in generale nello sport".

Intanto la famiglia sembrava godersi il ritmo lento dell'aeroporto, papà e mamma si scambiavano sorrisi compiaciuti ad ogni gesto dei loro bambini. 

Juliette e Sophie si guardarono sorridendo, notando il bellissimo rapporto che la famiglia aveva tra di loro. Sembravano così uniti e felici, come se niente al mondo potesse distoglierli dal godersi quei momenti.

"Oh, guarda quanto sono belli quei due bambini", disse Juliette

Sophie sorrise. "Sì, lo sono. E sembrano anche molto simpatici, guardali come si divertono a giocare insieme!"

"È bello vedere come due bambini possano divertirsi tanto anche giocando con cose semplici come quelle macchinine di legno".

“Hai ragione. E' bello vedere come, in un mondo pieno di tecnologia e distrazioni di vario genere, i bambini possano ancora trovare il modo di divertirsi con semplicità".

"Hai mai sentito parlare dei giochi simbolici, Juliette?"

Juliette scosse la testa, incuriosita. "No, non credo. Di che si tratta?"

Sophie prese fiato, pronta a spiegare.

"I giochi simbolici sono giochi che i bambini usano per esprimere i propri sentimenti e le proprie idee. Sono spesso giochi semplici, come ad esempio quelli con le bambole o con le macchinine, ma possono diventare molto complessi se visti in base a ciò che rappresentano. In sostanza, il bambino usa questi giochi come un modo per 'fare' ciò che sente il bisogno di esprimere in quel momento".

Juliette sembrò interessata dall'argomento. 

“Interessante. Quindi, questi giochi sono come uno specchio dei sentimenti del bambino?"

Sophie annuì, felice di aver reso l’idea 

"Esattamente. I bambini possono usare questi giochi per esplorare e elaborare le proprie emozioni, e questo può aiutarli a sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e del proprio ambiente".

"Sì, hai ragione. Mi piace pensare che i genitori possono aiutare i bambini a crescere e sviluppare la loro creatività e la loro empatia attraverso il gioco”.


Una voce squillò dagli altoparlanti annunciando l'imminente imbarco del loro volo.

"È ora di andare”, disse Juliette con un sorriso affrettandosi ad alzarsi.

Sophie si alzò, buttando dentro il portatile nella sua sacca. 

"Sì, sembra proprio di sì”

E si avviarono al gate.

Prima di mettere piede sul Boeing 777 che le avrebbe portate nella “Grande Mela” le gemelle si guardarono negli occhi, sorridendo con complicità. Poi si abbracciarono, esprimendo tutto l'amore e la connessione che condividevano come sorelle gemelle.

"Mai smetteremo di esplorare e scoprire nuovi argomenti insieme, siamo fatte così”.

Juliette e Sophie entrarono dentro l’aereo, pronte alla nuova avventura. 

Mentre salivano sull'aereo, il loro legame si rinforzò ancora di più, sapendo che non importava quale direzione prendessero, perché avrebbero sempre avuto l'affetto e il sostegno l'una dell'altra.

E così, il racconto di Juliette e Sophie si conclude, lasciando spazio a nuovi capitoli.

sabato 24 giugno 2023

Il volo


Due amici, Alice e Matteo, si trovano in aeroporto ad aspettare il loro volo, che da Parigi li porterà a Tokyo. 

Hanno pianificato il loro viaggio per mesi e sono molto emozionati all'idea di visitare il Giappone.

Mentre aspettano di imbarcarsi, decidono di cenare presso uno dei tanti ristoranti dell'aeroporto. 

Siedono a un tavolo e guardando il menù, pensano entrambi alle specialità locali che sperano di assaggiare durante il loro viaggio in Giappone.

“Non vedo l'ora di provare il sushi giapponese vero e proprio!” dice Alice 

“Sì, anch'io sono curioso di assaggiarlo. Ma ho letto che ci sono anche molte altre specialità giapponesi che dovremmo provare, come il ramen”

“Mi hai fatto venire ancora più fame! Penso che ci porteremo a casa qualche chilo in più dopo il nostro viaggio.”

Matteo scoppia a ridere “ l'importante è godersi il viaggio e scoprire cose nuove.”

Durante la cena, Alice e Matteo parlano di tutto e soprattutto della cultura giapponese, divertendosi.

Ad un certo punto, Alice dice” Ti ricordi di Giulia?"

Matteo annuisce e risponde: "Certo che si, come sta?"

Alice sembra indecisa su come rispondere e poi dice: "Ho visto una pubblicità su una rivista per un prodotto che aveva usato nell'ultimo periodo. Mi ha fatto pensare a lei e alle difficoltà che sta affrontando.”

Matteo ascolta attentamente le parole di Alice: "Ricordo che Giulia soffriva di una fobia particolare. Pensavi a quella quando hai visto la pubblicità?"

Alice annuisce e "Si, era proprio quella. Speravo che avesse superato quella fobia, ma sembra che stia ancora lottando con tutte le sue forze".

Matteo si guarda intorno e poi sussurra: "In realtà, anch'io ho sofferto di quella fobia in passato. So quanto possa essere difficile superarla, ma con il giusto supporto e l'aiuto professionale, ci si può riuscire".

Alice sembra interessata all'idea di aiutare Giulia e chiede a Matteo: "Ma come possiamo aiutarla a superare questo problema?"

Matteo riflette un po' e suggerisce: "Potremmo dirle di cercare una forma di terapia che si concentri sulla consapevolezza dei pensieri e delle emozioni. Ho sentito che può essere utile per le persone che soffrono dello stesso problema di Giulia".

Alice sembra incuriosita e chiede: "Come funziona esattamente questa terapia?"

Una classe del liceo sta per partire.

- A giudicare dall’abbigliamento andranno in un paese caldo- pensa tra se e se Matteo

Gli studenti sembrano eccitati all'idea di visitare un nuovo luogo, di sperimentare nuove attività e di creare nuovi ricordi insieme.

Le voci degli studenti si mescolano tra loro, creando un'atmosfera estremamente allegra e vivace. Alcuni ragazzi si scambiano abbracci e saluti, le ragazze sorridono e si scattano selfie. 

L'aria è carica di anticipazione e di emozione, e si può percepire lo spirito dell'avventura che anima gli studenti. Sembra quasi che, per un momento, tutto ciò che conta sia il presente, l'esperienza della gita che sta per iniziare, con tutte le sue possibilità.

"Mamma mia, sembra che le ragazze non riescano a staccarsi dai loro telefonini neanche per un secondo!" commenta Matteo, quelle studentesse 

"Ahahaha, è vero, ma a loro piace di sicuro immortalare ogni momento della loro vita", risponde Alice sorridendo.

“Hai ragione” conclude Matteo non proprio convinto

Ritornati dalla parentesi sulla dipendenza dai social media, Alice e Matteo riprendono il discorso su Giulia. 

"Sono d’accordo con quello che dici", concorda Matteo.  "Giulia ha bisogno di aiuto”

"A proposito di ambiente sicuro, credo che uno degli obiettivi del percorso che potrebbe fare, sia proprio quello di creare uno spazio dove lei si senta libera di esprimere le proprie emozioni senza giudizio", commenta Alice.

"Esatto", conviene Matteo. 

"Il trattamento incoraggia a riconoscere e ad accettare le risposte emotive impegnative, integrandole nelle esperienze, invece di evitarle o cercare di sopprimerle".

"Quindi potrebbe aiutarla a sviluppare una maggiore consapevolezza dei suoi pensieri e delle sue emozioni, in modo da imparare a gestirli meglio?” continua Alice

"Credo proprio di sì, sono sicuro che questo approccio possa essere molto utile in casi come quello di Giulia, dove la paura e l'ansia sembrano bloccare ogni movimento".


Terminata la cena si alzano e si dirigono verso gli imbarchi:  "Andiamo verso la lounge Fly Emirates per attendere l'imbarco?" chiede Alice.

"Sì, è meglio andare con calma per evitare code impreviste", risponde Matteo, facendo un cenno in direzione della sala.

I due si avviano verso la lounge, attraversando i corridoi dell'aeroporto. 

Lungo la strada, scorgono molti viaggiatori che passeggiano di qua e di là, alcuni corrono per prendere l'ultimo volo, altri si godono una pausa prima di imbarcarsi.

Molti leggono un libro o guardano ipnotizzati il loro portatile.

Nel mentre la scolaresca si è divisa in due gruppi, alcuni parlano tra loro, ridendo e scherzando, altri dormono.

In mezzo a loro c'è anche un insegnante, una donna sui quaranta, impegnata a tenere d’occhio tutti i suoi studenti, come una giovane madre con i suoi piccoli.

Mentre si avvicinano alla lounge Fly Emirates, Alice e Matteo passano davanti a una grande pubblicità di un noto profumo, dove il testimonial è il campione di ciclismo Wout Van Aert. 

Dopo aver ammirato per un attimo l'affascinante immagine del corridore belga, i due entrano nella lounge. 

Matteo non può fare a meno di pensare alle imprese mitiche del fuoriclasse belga, il protagonista della pubblicità che hanno appena visto. 

Lo vede in azione, mentre affronta i tornanti delle alpi o pedalando a tutta velocità lungo il pavé del Nord. 

"Chissà cosa deve passare per la testa di un atleta come Van Aert, quando affronta una gara come la Milano - San Remo o il Tour de France” pensa tra sé mentre sprofonda  su uno dei comodi divani della lounge. 

Mentre si adagiano sui comodi divani, Matteo e Alice si godono due esotici cocktail preparati freschi dal barman. 

"Che goduria, questi cocktail sono davvero fantastici!" commenta Alice.

"Sono proprio quello che ci vuole per rilassarci un po' prima di affrontare tante ore di volo", conclude Matteo, sorseggiando il suo drink.

Alice guarda Matteo e dopo qualche istante di riflessione, dice: "Sì, hai ragione. La consapevolezza delle emozioni è un passo importante per la crescita personale e la terapia può aiutare a svilupparla".

"Penso che troppo spesso ci troviamo a fare scelte basate sulle aspettative degli altri o sulle convenzioni sociali, senza considerare veramente ciò che ci fa felici e ciò che riteniamo importante", dice Matteo.

"Esatto", annuisce Alice. 

"Ma è solo quando si è chiari sui propri valori e su ciò che è veramente importante per noi che possiamo prendere decisioni consapevoli e andare verso una vita più ricca e significativa".

"Proprio così", concorda Matteo. "Solo quando abbiamo chiaro ciò che vogliamo veramente, possiamo metterci in gioco e prendere le giuste occasioni per raggiungere i nostri obiettivi".

"Per questo la terapia può essere così utile", aggiunge Alice. 

“Ci aiuta a scoprire i nostri veri valori e ci insegna ad ascoltare la nostra voce interiore, che spesso viene soffocata dallo stress quotidiano e dalle aspettative degli altri".

"Tornando a quello che dicevamo prima, penso che la terapia possa essere molto utile anche per chi non ha dei veri e propri problemi psicologici, ma semplicemente per chi vuole imparare a gestire meglio le proprie emozioni e a vivere una vita più appagante".

"Giulia, ad esempio, sembra avere molta difficoltà a gestire le sue emozioni", suggerisce Alice. 

"Forse potrebbe trarre molto beneficio da questa tipologia di petcorso, anche se non ha dei veri e propri problemi psicologici".

"Penso di sì", risponde Matteo. 

"Potrebbe aiutarla ad acquisire una maggiore consapevolezza delle sue emozioni imparando a come gestirle meglio, in modo da avere una vita più serena".

"Pensandoci bene", continua Alice, "credo che tutti potremmo trarre vantaggio da percorsi di questo tipo, in un modo o nell'altro. È qualcosa che può aiutarci a crescere e a migliorare, anche quando non siamo in crisi".

Dopo un'ora di attesa nella confortevole lounge Fly Emirates, Alice e Matteo vengono chiamati per il loro volo per Tokyo. 

Soddisfatti dall'esperienza appena trascorsa, si alzano dai comodi divani e si dirigono verso il gate, pronti a iniziare la loro avventura in Giappone.

Mentre si avvicinano all’imbarco, non possono fare a meno di ripensare alle conversazioni che hanno avuto riguardo alla terapia e alla consapevolezza delle proprie emozioni. 

Sanno che ci sono ancora molte cose da imparare e da scoprire su di sé, ma sono felici di aver avuto l'occasione di riflettere insieme su questi argomenti.


PENSIERI AUTOMATICI NEGATIVI Il filtro mentale che cambia ciò che senti, pensi e fai.

  Che cosa sono Scatti mentali immediati. Arrivano da soli, senza sforzo. Sembrano realtà, ma sono interpretazioni. Piccole frasi...